Autoritratto fotografico e immagine corporea: vedersi

L’ autoritratto fotografico è una forma d’arte sperimentata da artisti di tutti i tempi come strumento di esplorazione del proprio sé attraverso l’immagine e l’uso del corpo.

A 17 anni sono diventata anoressica.

Da allora la mia relazione con il corpo e con l’immagine del mio corpo ha giocato un ruolo pesante, centrale e significativo nella ricerca del mio “star bene”. 

Da allora ho anche sviluppato un forte interesse verso chi ha sofferto o soffre di disturbi del comportamento alimentare: ho iniziato a chiedermi, a leggere e a studiare in che modo la fotografia e l’autoritratto fotografico possano essere uno strumento di supporto in un processo di guarigione orientato a fare del corpo un alleato e non un nemico. 

Ci sono tante cose da sapere, ma la cosa che conosco già è che attraverso l’autoritratto fotografico vivere la magia dell’incontro con sé, liberi dal giudizio proprio e altrui, semplicemente accogliendo la meraviglia del proprio essere imperfetti, fallibili e vulnerabili è possibile. 

Ed è desiderabile. 

L’autoritratto è uno strumento potente sotto questo punto di vista: permette di guardarsi, ad una giusta distanza. Giusta per aprire un dialogo con sé, che fosse anche solo “ciao”. 
Questo perché l’autoritratto funge come immagine riflessa di sé ed in quanto tale può intervenire nel processo di identificazione che passa anche attraverso l’immagine corporea. 

Ma a cosa ci riferiamo di preciso quando parliamo di immagine corporea

COME MI VEDO: L’IMMAGINE CORPOREA COME RAPPRESENTAZIONE  

L’esperienza visiva gioca un ruolo fondamentale nella costruzione della nostra immagine corporea: come il nostro corpo ci appare. L’immagine che sviluppiamo nella nostra mente, circa il nostro corpo, coinvolge 4 dimensioni: 

1. affettiva, il modo in cui ci sentiamo riguardo al nostro corpo e aspetto fisico e le emozioni associate alla valutazione di quest’ultimo; 
2. cognitiva, le convinzioni che abbiamo sul nostro aspetto fisico; 
3. comportamentale, i comportamenti legati all’idea del proprio corpo e aspetto fisico; 
4. soddisfazione soggettiva, la soddisfazione globale per il proprio corpo e aspetto fisico (Thompson & van der Berg, 2002)

In altre parole, la nostra immagine corporea è un costrutto multidimensionale, influenzato da diversi fattori di natura personale, sociale e culturale e da molteplici condizioni. Possiamo dire che l’immagine corporea è una rappresentazione del proprio corpo così come lo percepiamo e rispetto alla quale possiamo provare soddisfazione o insoddisfazione. L’insoddisfazione può determinare l’insorgere di disturbi del comportamento alimentare o di altri comportamenti nocivi per sé, come l’alcolismo o la depressione. Parliamo quindi di immagine corporea negativa in presenza di aspetti patologici e disfunzionali legati alla propria immagine corporea. 

IMMAGINE CORPOREA,  IDENTITA’ e AUTOSTIMA

La costruzione dell’identità passa anche attraverso l’immagine corporea. 
Il concetto di  riguarda il modo in cui una persona si percepisce ed include un insieme di caratteristiche, tra cui anche quelle fisiche, somatiche: il corpo. Non a caso, un momento significativo nel processo di costruzione del sé è il momento in cui il bambino riesce ad identificarsi con la propria immagine allo specchio. Ed è dal momento che il bambino riconosce sé stesso anche come oggetto (un corpo, delle sembianze, una forma) del proprio pensiero che inizia a sviluppare una fitta rete di percezioni, di sentimenti e di idee su di sé. Fino ai 7 anni il bambino descrive sé stesso attraverso le parti del corpo, poi gradualmente inserisce elementi più astratti e complessi e completi, appartenenti alla propria sfera personale, culturale, attitudinale. 

L’identificazione è il processo attraverso il quale si costruisce il concetto di sé. 
L’identità e il sé sono però due cose diverse: l’identità è la capacità dell’Io di percepire la propria continuità nel tempo; è il sentirsi sé stessi nonostante i continui cambiamenti della vita. 

L’identità si forma attraverso:
l’imitazione – fare come fanno gli altri 
l’identificazione – sentirsi uguali agli altri 
l’individuazione – sentire la propria unicità e distinguersi dagli altri 
e l’interiorizzazione – sintetizzare le immagini di sé. 

In questo processo di sviluppo del sé e dell’immagine corporea, l’autostima gioca un ruolo significativo.
L’autostima deriva dallo scarto che c’è tra il nostro sé ideale (quello a cui aspiriamo) e il nostro sé percepito (come ci valutiamo): maggiore è questo scarto, minore sarà la nostra autostima. 

Ma cos’è che nutre l’autostima? La visibilità psicologica (Iametti 2019), ossia la possibilità di sentirsi visti nei propri bisogni e riconosciuti nei propri pensieri e nei propri sentimenti. 
Perchè questo accada è importante essere consapevoli circa quello che sentiamo, che desideriamo, che ci aspettiamo che accada: 
per essere visti è importante vedersi

COME L’ESPERIENZA DELL’AUTORITRATTO FOTOGRAFICO POTENZIA L’AUTOSTIMA E MIGLIORA L’IMMAGINE CORPOREA

Di recente ho visto una serie su Netflix (Everything now) che racconta di una ragazza appena uscita da un centro per i disturbi del comportamento alimentare e delle difficoltà che incontra nel riprendere la vita e le relazioni. In un flash back, si vede una scena in cui il suo psicoterapeuta le chiede di tracciare con un pennarello la sagoma del suo corpo così come lei lo immagina, su un grande cartellone bianco messo per terra. Poi, il dottore le chiede di sdraiarsi e con lo stesso pennarello disegna i contorni del suo corpo. Lo scopo era quello di mostrarle quanto scarto ci fosse tra il contorno immaginato da lei e quello realistico, tracciato dal dottore; il primo era decisamente più ampio del secondo. 

Questa scena restituisce in maniera immediata il cuore della questione quando parliamo di un’immagine corporea distorta, il dimorfismo corporeo. Significa che la percezione che si ha del proprio corpo è molto diversa da come il nostro corpo realmente appare. Quando mi guardavano con stupore per la mia magrezza, io non lo comprendevo perchè mi sentivo bene, normale, anzi…magari avessi perso ancora qualche chilo. 

Invece di tracciare il profilo del corpo col pennarello, possiamo scattare un autoritratto: la fotografia – con il giusto supporto psicoterapeutico – può essere di grande aiuto in un processo di riappropriazione dell’immagine di sé. 

Vedersi, guardarsi, scoprirsi, percepirsi. In questo senso l’autoritratto fornisce l’occasione per stabilire un primo contatto tra quello che percepiamo e quello che vediamo, per aprire un dialogo. Soprattutto, per esplorarsi. 

E’ anche un modo per intervenire sulla realtà, interiore ed esteriore, per diventare “agenti”, allargando le trame del controllo costante e rigido che rende difficile il passaggio di ogni emozione, fino a zittirle, fino a scomparire insieme a loro. 

COME  UTILIZZARE L’AUTORITRATTO FOTOGRAFICO PER MIGLIORARE L’IMMAGINE DI SE’

Nella mia esperienza di disturbo alimentare, c’è stato un momento in cui mi sentivo io il problema: a scuola, quindi mi hanno sospeso, a  scuola di danza, a casa. Finché, grazie alla psicoterapia, ho scoperto che in realtà il problema non ero io. Io ero più che altro un campanello d’allarme che suonava per avvertire di un pericolo all’interno di un sistema familiare di cui io ero soltanto un elemento. Ero l’elemento che avrebbe generato il caos, per poi permettere al sistema di riorganizzarsi su un nuovo – e più funzionale – equilibrio. 

Questo mi permise di iniziare a credere che in realtà tutto quello che sentivo, nel bene e nel male, era importante, era urgente. Soprattutto, potevo esprimerlo e lo facevo principalmente attraverso la scrittura. 

Un percorso di esplorazione e di narrazione di sé attraverso l’autoritratto fotografico può divenire una sorta di diario autobiografico, attraverso la raccolta o la realizzazione di immagini che parlano di noi, che raccontano la nostra visione delle cose, il nostro punto di vista, la nostra prospettiva. Il nostro dolore. Non devono necessariamente essere immagini dove noi siamo il soggetto, se ancora guardarsi è difficile, possono essere immagini che parlano di noi. 

Poi si può provare a ruotare l’obiettivo della macchina fotografica verso di sé: realizzare degli autoritratti partendo dal volto, a pezzi del corpo, fino ad allargare sempre di più l’immagine perché ci contenga interamente. 

L’ autoritratto ha un potere auto-terapeutico perché permette di liberare emozioni, di esternarle e una volta reificate, di osservarle con la sensazione di poterle gestire, dirigere. Permette di passare dal ruolo di oggetto al ruolo di soggetto e poi a quello di spettatore e in questa dinamica di ribaltamento dei ruoli di potere favorisce il rafforzamento di sé e l’autostima. 

Quando ho fatto l’esercizio “corpo” nel workshop con il dispositivo SPEX creato da Cristina Nuñez, ho pianto tantissimo. Un pianto intenso, improvviso, liberatorio. Ho visto il mio corpo piano piano sollevarsi, ergersi, giocare, divertirsi, ironizzare, provocare. Ho sentito di possederlo. E, soprattutto, ho sentito che era un mio alleato. 

Diverse donne, nel corso dei workshop con me, mi hanno chiesto di svolgere la sessione sul corpo insieme a me. Anche per chi non soffre di disturbi alimentari, il corpo è un tema delicato. Perché non è mai solo un corpo. Qualcuno dice sia un tempio. Per me, principalmente, il corpo è relazione.

 L’esperienza dell’autoritratto è efficace nel processo di definizione e ridefinizione della propria identità. Non a caso è stato lo strumento attraverso il quale artisti di tutti i tempi hanno esplorato le tematiche connesse con l’identità come immagine riflessa, come genere, come costruzione, come mercificazione. E se l’identità passa attraverso l’immagine corporea, un percorso creativo con l’autoritratto può avere un potere terapeutico e trasformativo della nostra percezione di noi stessi

Ho per questo dedicato spazio e cura ai miei percorsi con l’autoritratto e con il metodo SPEX: ho una profonda fiducia nel potere creativo come potere anche curativo. 

Se vuoi approfondire, inizia a sperimentare l’uso dell’autoritratto fotografico scaricando la guida.

2 commenti su “Autoritratto fotografico e immagine corporea: vedersi”

  1. Grazie per aver condiviso un pezzetto di tutte le cose che hai vissuto, studiato e sperimentato. È un articolo molto interessante. Pian piano mi sembra di capire sempre meglio, forse anche perché lo sto sperimentando grazie al percorso e al metodo spex in cui mi/ci stai guidando, il potere incredibile dell’autoritratto. Non vedo l’ora di leggere il prossimo articolo!

    1. Ciao Erminia! Credo fortemente che condividere pezzi significativi della propria storia e le proprie esperienze soprattutto più dolorose e difficili crei le condizioni attraverso le quali altre vite possano rispecchiarsi nella mia e questo crea a mio avviso delle connessioni: ci fa sentire “umani” e meno soli. Grazie per aver lasciato il tuo pensiero qui…sei di grande stimolo anche tu! Un abbraccio (^_^)

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